I furti d’auto diventano high-tech

Nel 2018 i reati sono stati 105.239, una media di 287 al giorno, +5,2% rispetto ai 99.987 del 2017. Secondo il dossier annuale di LoJack Italia, i ladri sono sempre più organizzati e la tecnologia delle auto invece di contrastarli li favorisce


Il furto d’auto non è più un’attività così banale e quindi anche i ladri d’automobili si sono evoluti. Quelli che ieri chiamavamo topi d’auto, oggi sono diventati esperti professionisti del crimine, spesso con grandi competenze informatiche. Ed ecco che, dopo cinque anni consecutivi di calo, nel 2018 i furti di veicoli sono tornati a salire, secondo il Dossier annuale sui furti d’auto, elaborato da LoJack Italia, su dati forniti dal ministero dell’Interno e su elaborazioni e report nazionali e internazionali che parlano del fenomeno.

Nel 2018 i furti sono stati 105.239, una media di 287 al giorno, +5,2% rispetto ai 99.987 registrati nel 2017. A questo dato si associa anche quello dei ritrovamenti sempre più complicati: nel 2018 sono state recuperate 41.632, il 39,5%, contro il 44% del 2016 e addirittura il 53% del 2007. Ben 63.607 vetture rubate sono sparite nel nulla, probabilmente portate all’estero, soprattutto verso Serbia, Albania e Slovenia o verso l’Africa, l’estremo Oriente e il Brasile, rivendute oppure smontate nel giro di poche ore.

OLTRE 21MILA FURTI IN CAMPANIA, 22 IN VALLE D’AOSTA

Sono cinque le regioni italiane più colpite, in cui si concentrano oltre 84mila furti. Il primato

è della Campania, con 21.577 furti, +8% sul 2017; seguono Lazio (19.232, +4%), Puglia

(17.818, +14%), Lombardia (13.004, +1%) e Sicilia (12.920, +6%). Campania e Lazio sono

anche le regioni in cui le percentuali di ritrovamento sono più basse, (34% per la Campania,

28% per il Lazio).

Poi ci sono le zone meno rischiose per i possessori di automobili, cioè sotto la soglia dei 1.000 furti l’anno: parliamo di Valle D’Aosta (22 casi), Trentino Alto Adige (324), Molise (337),

Basilicata (380), Friuli Venezia Giulia (436), Liguria (605) e Marche (777).


I MODELLI CHE VANNO A RUBA

Per quanto riguarda i modelli di auto più apprezzati dai ladri, la top ten evidenzia nelle

prime posizioni i modelli più diffusi sul mercato: al primo posto per appetibilità la Fiat Panda, circa 11mila furti l’anno; al secondo e al terzo posto ci sono la Cinquecento (7.387) e la Punto (6.560), entrambe auto Fiat, seguite dalla Lancia Y (3.752).

Molto apprezzate sono la Volkswagen Golf (2.661), la Ford Fiesta (2.138), la Smart Fortwo ma in versione coupé (1.824), la Renault Clio (1.655), ancora una Fiat, la Uno (1.629), e infine l’Opel Corsa (1.277). Questi modelli rappresentano complessivamente il 43% del totale dei furti.

Secondo LoJack, i furti d’auto, oggi, sono un’attività strategica appannaggio di

organizzazioni criminali o di bande ben strutturate e attrezzate con device tecnologici

in grado di aprire e mettere in moto quasi tutte le vetture sul mercato. Il 25% dei furti di vetture e Suv dotati di intelligent key (chiave contactless che consente l’apertura/chiusura del veicolo a breve distanza) è compiuto anche grazie all’utilizzo di un dispositivo tecnologico in grado di ingannare il proprietario della vettura.

LA TECNOLOGIA CHE INDEBOLISCE

Sono due le modalità tecnologiche più utilizzate dai ladri: la ri-programmazione della chiave attraverso la presa di diagnostica e la duplicazione del segnale della smart key, cioè il relay attack. Nella prima modalità, spiega il dossier, “il ladro forza la portiera in modo tradizionale per introdursi nell’abitacolo, collega un dispositivo alla porte Obd (diagnostica di bordo, ndr) e ha così accesso alle informazioni riservate del transponder, ottenendo facilmente una

nuova chiave nel giro di pochi secondi”.

Ma altrettanto efficace con i veicoli dotati di smart key, dice Lojack, è il relay attack che sfrutta i ripetitori in radiofrequenza, un sistema che consente al ladro, anche a distanza di alcuni metri e all’esterno dell’abitacolo, di captare il segnale della chiave elettronica del conducente del veicolo: “l’auto viene così ingannata e i sistemi di protezione azzerati”, chiosa Lojack.

È un paradosso ma è così: le sempre più avanzate dotazioni tecnologiche delle vetture rischiano di renderle meno sicure. Online, fa notare il dossier, si possono acquistare senza un grande esborso strumenti in grado di beffare i sistemi di chiusura delle porte e di blocco del motore. “In questo modo – conclude il report – i criminali sono in grado di sottrarre il veicolo parcheggiato davanti l’abitazione, durante la notte, riducendo al minimo il rischio di essere colti sul fatto. Le nuove modalità di furto hi-tech, cosiddette software based, potrebbero essere tra le cause del recente aumento dei furti nel nostro Paese”.

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