Sanità, il 10% italiani non si cura a causa delle lunghe liste d’attesa
- Luca Sermi
- 16 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Liste d’attesa fuori standard, carenza di personale e forti disomogeneità regionali continuano a compromettere l’accesso alle cure in Italia. È quanto emerge dai Rapporti presentati oggi da Cittadinanzattiva nel corso dell’evento “L’incomprimibile diritto alla salute. Riforme in corso, bisogni in attesa”, svoltosi presso il Ministero della Salute.
I dati sono contenuti nel Rapporto civico sulla salute 2025 e nel Rapporto sulle politiche della cronicità 2025.
Secondo il Rapporto civico, su 16.854 segnalazioni raccolte dai servizi di informazione e tutela dell’associazione, il 47,8% riguarda difficoltà di accesso alle prestazioni.
Le liste d’attesa per esami diagnostici, prime visite e interventi chirurgici superano spesso di mesi i tempi previsti. Nel 2024, in base alle segnalazioni dei cittadini, si registrano attese fino a 360 giorni per una TAC torace, 540 giorni per una risonanza magnetica all’encefalo o per una visita oculistica e fino a 720 giorni per una colonscopia.
Per verificare l’attuazione della legge 107/2024 sulle liste d’attesa, Cittadinanzattiva ha presentato un’istanza di accesso civico generalizzato a tutte le Regioni. Solo otto amministrazioni hanno fornito dati completi, cinque non hanno risposto, le altre hanno trasmesso informazioni parziali. Una difformità che, secondo l’associazione, conferma come la possibilità di ottenere una prestazione nei tempi previsti dipenda ancora dalla Regione di residenza, con un divario più marcato tra Centro-Nord e Sud.
Criticità emergono anche dai dati della Piattaforma nazionale Agenas sulle liste d’attesa. Solo il 40,6% delle prestazioni diagnostiche e il 34,5% delle visite specialistiche viene accettato alla prima disponibilità proposta dal Cup. Il rispetto dei tempi massimi è garantito solo per circa la metà delle prestazioni, con sforamenti rilevanti anche nelle priorità più elevate.
Sul fronte della cronicità, l’83,6% dei pazienti segnala tempi d’attesa eccessivi e oltre il 55% dichiara di aver rinunciato ad almeno una visita o un esame negli ultimi dodici mesi per indisponibilità nel Servizio sanitario nazionale. L’85,9% ha sostenuto spese di tasca propria. Per le malattie rare, oltre il 43% dei pazienti è costretto a spostarsi in un’altra Regione per ricevere cure adeguate.
Criticità e disuguaglianze si riscontrano anche nell’assistenza domiciliare integrata. Solo il 35,4% di chi ne ha avuto bisogno nell’ultimo anno ha ottenuto il servizio, mentre il 15,6% ha ricevuto un rifiuto, spesso legato a carenza di fondi o personale. Le risposte regionali agli accessi civici promossi dall’associazione restituiscono un quadro frammentato, con livelli di trasparenza molto variabili e dati spesso insufficienti per valutare la qualità dei servizi.

“Il nostro Servizio sanitario nazionale resta l’antidoto più efficace per superare le disuguaglianze e garantire la salute a tutti e a tutte. Vogliamo mettere la sanità e la costruzione della salute pubblica al centro di un dibattito di cui i cittadini siano i protagonisti, con i loro diritti e con le loro responsabilità; vogliamo contrapporre alla rassegnazione o al rischio di una profezia che si autoavvera – quella che la malattia del Servizio sanitario nazionale sia talmente grave che lasciarlo morire non fa la differenza – il potere di autonoma iniziativa che l’articolo 118 della Costituzione ci riconosce, e favorire una stagione di confronto con e fra i cittadini, a partire dalla quale proporre un’Agenda civica sulla salute e sul Servizio sanitario nazionale. Su questo chiediamo a istituzioni e professionisti, anche attraverso un Manifesto-appello che presentiamo oggi, di ritornare a dibattito unitario in cui privilegiare la partecipazione, le interconnessioni e la sinergia per dare nuovo ossigeno ad un concetto di salute basata sulle persone, siano essi professionisti che cittadini”, dichiara Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.
Alla luce dei dati raccolti, l’associazione indica tra le priorità l’adozione di un nuovo Piano sanitario nazionale, assente dal 2008, la piena attuazione del DM 77/2022 sull’assistenza territoriale, un’applicazione uniforme della normativa sulle liste d’attesa, investimenti su personale, prevenzione e infrastrutture digitali.








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